Giancarlo Bernardi

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bernardi_testimonialIl 17 febbraio 1990, a Cremona, ci fu l’inaugurazione della mostra “KEN PARKER, Il respiro e il sogno”, organizzata dal Centro Fumetto Andrea Pazienza. Ritorno sempre volentieri nella terra dove ho trascorso nove anni della mia infanzia.

Quel giorno, accolto dalla solita cordiale umanità padana – prima che diventasse un vessillo politico – raccontai diffusamente com’era nata l’idea di un’opera a fumetti senza parole. Da buon osservatore, notai subito in fondo alla sala un uomo, che spuntava di venti centimetri sopra le altre teste. Un tipo dalla figura slanciata e il viso vagamente somigliante a Gregory Peck da giovane, che avrebbe figurato benissimo in una storia Western. Terminato l’incontro, lo spilungone si presentò con una franca e ampia stretta di mano: “Piacere, Carlo Conti”. Chiacchierammo un po’. Mi fece i complimenti per le mie storie, e dalle sue parole capii immediatamente che si trattava di una persona speciale, con una sensibilità acuta. A questo punto, fui io a chiedergli qualcosa della sua vita, e in breve venni a conoscenza della tragedia che aveva colpito la sua famiglia. Giorgio, uno dei suoi tre figli, era morto di un male incurabile. Ma prima di congedarsi dai genitori, aveva chiesto loro che si occupassero dei bambini indigenti, malati come lui.Così nacque l’Associazione Giorgio Conti, che da allora continua a supportare le famiglie dei pazienti più piccoli – spesso terminali – con un contributo di umanità, vicinanza e aiuto economico.

La cosa mi colpì, perché il rapporto con gli assistiti era diretto. Una rete di simpatizzanti, nelle strutture sanitarie e non, segnalava i casi più bisognosi, e l’Associazione interveniva con un contatto personale. Mentre parlavamo, Carlo aveva gli occhi lucidi e anch’io mi commossi. Gli domandai come potevo contribuire a quella straordinaria iniziativa di generosità. Si strinse nelle spalle: volevo fare qualcosa per il bollettino che stampavano periodicamente?

Tornato a Genova, mi misi a studiare un’immagine-simbolo che rappresentasse l’Associazione. Preparai uno schizzo, che il mio assistente Maurizio Mantero finalizzò in un’illustrazione, e lo spedii a Carlo.

Così nacque il mio rapporto con l’Associazione Giorgio Conti e con la straordinaria famiglia che le sta dietro. Una relazione importante, che ha arricchito la mia vita e mi ha donato degli amici preziosi.